VIII puntata
“Gesù. Un racconto sempre nuovo”

VIII puntata
“Gesù. Un racconto sempre nuovo”

XV
Il centurione,
il discorso della montagna

«No!»
Il giovane è in piedi. Guarda Pietro e Andrea che stanno mangiando qualcosa, stanchi.
Nella stanza c’è la luce di una lampada a olio che fa tremare le ombre degli uomini, semisdraiati sulle stuoie, eccetto uno, quello che è in piedi e sta parlando.
«Così non funziona!» continua il ragazzo. «Lui può pure guarire tutti gli indemoniati della Giudea, della Samaria e della Siria! Tanto quelli non lo ascoltano. Non gli lasceranno libero il cammino».
Il ragazzo è uno dei tanti che ha chiesto a Pietro e ai discepoli di poter discutere con loro. Arrivano, parlano. Sono in molti quelli che incuriositi da miracoli e guarigioni si sono avvicinati al gruppo dei discepoli.
Questo ha i capelli mossi, i tratti gentili, si vede che è colto, gesticola con passione. La giovinezza è molto spesso un teatro confuso.
Giacomo guarda il ragazzo senza molto interesse, è stanco. Andrea e Pietro lo ascoltano. Mostrano la condiscendenza verso un giovane ardore da cui sono attratti ma di cui stanno pesando i limiti.
«Se il regno nuovo deve venire, non sarà con questi miracoli! Il vostro profeta è forte, ha un potere prodigioso. Siamo disposti a seguirlo in tanti. Ho veduto persino Maddalena dei sette demoni e la moglie di Cuza, l’anziano amministratore di Erode con la cicatrice sull’occhio. Un bel seguito, non c’è che dire. Nemmeno Giovanni il Battista era arrivato a tanto. Ma quello non voleva rovesciare il Tempio e aspettava che la gente andasse da lui per convertirsi... Brutta fine che ha fatto! Ma così no, non va bene lo stesso, non funziona. Troppi si allontanano, non capiscono. Quel ragazzo l’avete visto? Aveva chiesto solo di andare a seppellire il padre, prima di unirsi a noi. E invece: “Lascia che i morti seppelliscano i morti” gli ha detto. Ma come si fa? A volte sembra una bufera che travolge tutto. Sta prendendo di petto le cose. L’avete visto anche l’altro giorno, no? Quando si è presentato quel soldato romano, il centurione».
«Sì,» dice Pietro «mi ricordo bene le facce che hanno fatto quegli uccellacci...»
«Un soldato romano, Dio dei cieli, un invasore, uno che chissà da quale regione sotto Roma arriva qui a premere il calcagno sul nostro popolo... E lui cosa fa? lo ascolta, addirittura sembra che voglia andare a casa sua, e poi gli guarisce il servo, l’amante o cosa era quel suo giovinetto ammalato».
«Quell’uomo aveva aiutato la costruzione della sinagoga, non era poi così malvagio. E comunque non è bene questa guarigione?» dice pigramente Andrea.
Giacomo passa qualcosa da bere al ragazzo che continua ad agitarsi nella stanzetta. Forse lo fa più per farlo tacere che per altro. Fuori sono calate le tenebre. L’aria è immobile. Gesù è sparito da qualche ora, li ha lasciati dicendo di non seguirlo, cerca luoghi isolati per raccogliersi e sfuggire alla folla che lo preme. Una folla continua, ammalati di ogni genere che lo toccano, gridano il suo nome per la strada, lo seguono.
Ieri Pietro gli ha preso un braccio mentre vedeva il suo capo pendere di stanchezza in mezzo alla folla che lo assediava. «Maestro» gli aveva detto, «devi mangiare.» E il Nazareno lo aveva guardato come un bambino sperduto.
«Sì, bene la guarigione, bene! Certo!» dice quasi sarcastico il ragazzo. «Ma poteva risparmiarsi di dire che in quel romano, in quel conquistatore pagano e straniero ha visto più fede di tutti in Israele. Più fede di tutti!
Mio Dio, come si fa a dire una cosa del genere di un... di uno sporco soldato bastardo romano! Gli scribi e i farisei presenti sono diventati di pietra...»
«Sono diventati come sono, delle statue» dice Pietro tra i denti.
«Sono provocazioni che guastano, non lo seguiranno» riprende il ragazzo.
Andrea fa un gesto come a cacciare mosche, per disapprovazione. Si alza ed esce.
Giacomo guarda il ragazzo che sta ancora in piedi anche se nessuno parla. «Ma hai sentito cosa ha detto quell’uomo?» gli chiede.
«Deve aver fatto qualche salamelecco, di quelli in cui questi Romani sono speciali e...»
Giacomo lo interrompe: «Ha detto: “Gesù non sono degno che tu venga nella mia casa”». Il discepolo ha il viso duro. «E poi ha detto: “Ma se tu dici qualcosa, anche solo una parola, se tu lo vuoi, il mio ragazzo guarirà”».
Il giovane ora tace. Giacomo lo fissa. Sono due puledri che fremono. «A lui interessa la fede delle persone,
non cosa pensano i farisei».
Il ragazzo per un poco sostiene lo sguardo di Giacomo, poi si volta violentemente. Fissare quegli occhi vorrebbe dire crollare. Scarta come un cavallo inquieto. Giacomo gli prende il bicchiere dalle mani. Sono tanti così, si vedono aggirarsi nei dintorni di Gesù. La giovinezza quando è in cerca di qualcosa che non sa diventa bellissima. Per un po’ ascoltano, seguono, poi se ne vanno. Scompaiono. Alcuni di questi ragazzi sono finiti in bande di rivoltosi. Erode è implacabile con tali sobillatori, i Romani gli danno volentieri una mano a reprimerli nel sangue. Quanto dispendio... Ogni tanto si vedono prigionieri marciare con gli occhi bassi, picchiati come bestie, legati dai soldati. La gente mormora che la banda del Nazareno ha preso il sopravvento su quella del Battista... I discepoli hanno spesso il cuore che trema. Cosa sta iniziando, cosa sta succedendo davvero con questo strano rabbì...
Fuori la sera sta accendendo i suoi fuochi in cielo e nelle case. È ormai da mesi che camminano con Gesù per villaggi e città. Dopo la visita a Gerusalemme con gli scontri con i farisei e anche con i sadducei c’è tensione nel gruppo dei primi che lo seguono. Qualcuno se ne è andato, altri lo faranno. Gesù si è fatto pensoso in queste ultime ore.
Il ragazzo saluta rigidamente i discepoli e se ne esce, scompare nell’aria fosca.
Anche Giacomo esce.
Nei giorni scorsi era successa una cosa inaspettata. Giacomo si siede su una pietra vicino alla porta.
Una certa folla aveva seguito Gesù fino sopra a una collina. L’aria era ferma. La sera stava arrivando ma quelli non se ne andavano. E Gesù era salito su un piccolo colle, alcuni lo avevano seguito fino a lassù, mentre molti avevano deciso di aspettare che scendesse. I suoi discepoli erano giunti più vicino a lui e si erano seduti.
Gesù guardava il panorama da quell’altura. Sembrava più pensoso del solito, come se in cuore gli premesse qualcosa che non sapeva come dire. Continuando a guardare un punto indefinito cominciò con un filo di voce: «Beati i poveri nello spirito, perché è loro il regno dei cieli...».
I suoi gli si strinsero ancora più vicino. Si vedeva il lago di Tiberiade da lì. Erano tutti i dodici che aveva scelto come più vicini. Oltre a Simone detto Pietro, Andrea, Giacomo, c’erano Filippo, un altro Giacomo figlio di Alfeo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Simone Zelota, Giuda Taddeo di Giacomo e Giuda Iscariota. C’era anche Giovanni, tornato per qualche giorno da Gerusalemme dove studia.
«Beati quelli che soffrono... saranno consolati».
Gesù sembrava soffrire di tutte le pene che aveva toccato. Come a non poterne più di vedere storpi, feriti, piagati... Ad Andrea vennero le lacrime agli occhi.
«Beati gli uomini miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati».
Pietro e Giacomo si guardavano. Molti della folla restavano distanti. Non sembravano interessati, aspettavano che ridiscendesse per compiere i segni prodigiosi. Altri si avvicinavano, con i visi in alto come cerbiatti, animali persi.
«Beati i misericordiosi,» disse poi guardando in basso, nella polvere, «perché troveranno misericordia».
E poi guardando i suoi amici vicini: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio». Pietro aveva la gola secca. Avevano camminato tanto anche quel giorno, le gambe erano indolenzite. Ma non mise mano alla fiasca di pelle. Aprì le labbra secche contro l’aria.
«Beati gli operatori di pace,» disse poi Gesù passando lo sguardo sul viso di ciascuno dei più vicini, come riprendendo vigore dalla loro presenza, «perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché il regno dei cieli è nelle loro mani. E beati voi,» disse con voce più dura, «quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi a causa mia».
Giacomo seduto sulla pietra fuori dalla casa guarda la sera che sta calando. Ricorda bene che a quel punto sul colle aveva sospeso il fiato. Cosa voleva dire il maestro? Lui continuava: «Rallegratevi, esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli, così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi».
«I profeti? noi?» I discepoli si guardavano con questo pensiero inquieto. Ma come fa a paragonare i grandi profeti di Israele a un manipolo di gente così...
Sembrava che Gesù stesse parlando a loro in modo diretto, preciso, e non alla folla. «Voi siete il sale della terra,» disse in faccia a loro, «ma se il sale perdesse il sapore con che cosa lo si renderà salato? A nulla serve se non ad essere gettato via e pestato.» Guardava i suoi, seduti sulle pietre con le facce stanche e curiose.
«Voi siete la luce del mondo: non può restare nascosta una città collocata sopra il monte. E non si accende una lucerna per metterla nascosta sotto una trave, ma sopra il lucerniere perché dia luce alla casa.» Fu a quel punto che Gesù si alzò in piedi, trascinato dall’intensità del discorso che sgorgava dalle sue viscere. Pietro gli diede il braccio per aiutarlo. «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini perché vedano le vostre opere buone e rendano grazie al padre vostro che è nei cieli».
Giacomo vede le prime stelle della sera. Il lago di Tiberiade trema come una canzone lontana. I suoi occhi neri inghiottono l’azzurro intenso dopo il lungo tramonto. Ricorda che quella sera sulla collina Gesù sembrava un fiume in piena. Quando si era alzato in piedi la folla si era nuovamente avvicinata. Parlò a lungo, la sua voce risuonava nell’aria ferma. Fu duro. «Amate i vostri nemici!» gridò a un certo punto. Fece un passo, scendendo lungo il dorso sabbioso e: «Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione! Guai a voi che siete sazi ora, perché avrete fame! Guai a voi che ora ridete perché sarete afflitti e piangerete!»
La folla iniziava a mormorare. Andrea ricorda di aver visto alcuni alzarsi e andarsene. Nell’aria ferma la sua voce arrivava come una frustata. «Benedite coloro che vi maledicono! Se amate coloro che vi amano, che merito ne avete? A chi ti colpisce su una guancia, offri anche l’altra. Fate del bene senza speranza di riceverne, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, che è benevolo con gli ingrati e con i malvagi. Siate misericordiosi, com’è misericordioso il padre vostro...»
“È lui”, ricorda di aver pensato in un baleno Giacomo, “è lui il Servo di cui parla il profeta Isaia...”
Andrea si affianca sulla pietra a Giacomo. Le stelle stanno brillando sempre più numerose. Gli alberi radi sono diventati ombre. «Dove sarà andato?» chiede Giacomo. «Chi lo sa» risponde Andrea senza voltarsi.
«Hai sentito quel ragazzo? Credi che in molti la pensino come lui?»
«Non lo so, non lo so...»
Giacomo si china a raccogliere un sasso. Lo soppesa e lo lancia verso le tenebre che ormai sono calate. E dice: «I più istruiti nella parola di Dio trovano che le sue parole e i suoi gesti avverano la Promessa. Forse mio fratello Giovanni, che è studioso, capisce... Peccato non sia quasi mai con noi, e che debba stare riparato a Gerusalemme. Ma altri si scandalizzano... Ne ho sentiti alcuni mormorare minacce tra loro. I Giudei e gli scribi mandano sempre loro spie».
«L’hai sentito, ha detto: “Sono venuto a portare la spada... Gli amici e i parenti si divideranno...”»
Andrea si volta verso l’altro discepolo. «Tu anche se non studi da sacerdote come tuo fratello sei il più istruito tra noi, conosci le Scritture, e riconosci prima di tutti quanto spesso lui cita passi antichi. Dimmi, è così che doveva essere il Messia? Non aspettavamo un re forte in battaglia, un sollevatore del popolo? Le folle ci seguono, poi ci abbandonano... A volte sembra che... Ma lui ha detto che conosceremo la beatitudine...»
«Isaia parla di un servo che viene per il popolo».
«Non ci attende la gloria, vero?», Andrea sorride e continua. «Ho sentito l’altro giorno tua madre che chiedeva per te e tuo fratello - i ragazzi figli del tuono! – dei buoni posti in paradiso al Signore... Che donna simpatica...»
Il Nazareno aveva sorriso e tagliato corto con la povera donna. E lei era rimasta un po’ in imbarazzo, accompagnata fuori da Giacomo. Che ora senza guardare l’amico e fissando la grande sera dice: «Una gloria ci attende? Un grande potere, Andrea? Ma dove, come non lo so».

XVI
L’indemoniato tra le tombe

Certi giorni è più silenzioso del solito.
Gesù cammina in mezzo a loro quasi a volersi confondere mentre passano tra i villaggi. Poi si fermano nelle sinagoghe o in luoghi appartati.
Le folle li raggiungono sempre. E lui si mette a insegnare. I suoi occhi si fermano sul viso della gente.
Inventa delle storie, fa immaginare la gente. Conduce verso misteri profondi. Ieri ha preso un granellino di senape tra le mani. Lo fissava. E diceva che basterebbe una fede piccola così...
Hanno attraversato il lago, sono arrivati nella regione dei Geraseni e si sono avvicinati alla zona dei sepolcri.
Una luce livida scende dal sole bianco del primo mattino. Avanzano silenziosi. Il posto incute timore. Tutto sembra abbandonato dalla luce in un colore crudo. D’improvviso da dietro uno dei tumuli esce un uomo. È completamente nudo. Agita le braccia. Ha pietre nelle mani. I discepoli con Gesù si arrestano, Pietro istintivamente copre con il suo corpo la figura del maestro. Ma quello usa le pietre per battersi il petto dove già porta i segni di lividi e chiazze di sangue. Fa passi rapidi poi si arresta, come una bestia indecisa se attaccare. Il corpo tumefatto è lurido, incrostato. Le gambe bianche di polvere fino al ginocchio. Poi a gran voce prende a urlare rompendo il silenzio: «Cos’hai in comune con me, tu, figlio del Dio Altissimo? Sei venuto a disturbarmi?»
Appena lo ha veduto Gesù, fermo tra i suoi, ha preso a mormorare qualcosa: «Esci da lui, spirito schifoso».
L’uomo impolverato e ferito si avvicina lentamente, circospetto, strascicandosi. Ha la faccia graffiata e la barba nera lunga. Calvo, i capelli cresciuti solo ai lati della testa spettinati. Muove la bocca, digrigna, la spalanca senza dire nulla. E viene ad accoccolarsi quasi ai piedi di Gesù, a meno di un metro. Sta accucciato sulle gambe, tormentandosi il viso barbuto e sporco. Pietro e Giacomo sono a fianco del rabbì, nervosi. Temono che quell’essere possa con un balzo attaccare. Sentono il suo fiato orrendo venare l’aria. In un pugno ha ancora una pietra. Due occhi color marrone con velature grigie e verdastre senza espressione mostrano una follia intera e chiusa.
«Come ti chiami?» dice Gesù.
Ma quello, senza guardarlo, prende a spulciarsi la pelle della spalla. Poi dopo qualche istante lunghissimo lo fissa negli occhi con pupille agghiaccianti: «Mi chiamo Legione, qui siamo in molti».
Giacomo ha un sussulto.
Poi l’uomo prosegue: «Ti prego, figlio di Dio, non cacciarmi da qui».
Gesù guardandosi intorno vede in lontananza su una altura a picco sul lago un branco di porci. Nella regione alcuni ragazzi stanno in giro durante il giorno fuori dai paesi con quelle mandrie.
L’uomo allora alza lo sguardo inespressivo su di lui e con voce rotta dice: «Mandaci da quei porci, possiamo entrare in loro».
Pietro tiene la mano sulla spada, pronto a ogni evenienza. Andrea e Giacomo stanno un passo di lato, guardano senza capire bene. Gesù chiude gli occhi e mormora qualcosa rivolto verso l’uomo ai suoi piedi. E quello si rovescia per terra, inizia a tremare, si rotola nella polvere gridando bestemmie e sputando.
Con la faccia sul terreno sbava e gorgoglia parole. Una poltiglia di polvere bestemmie e saliva. Una bestia, scalcia tenendosi il costato con le braccia incrociate. Nessuno fiata. Le sue imprecazioni sono soffi e urli gorgogliati e soffocati nella bocca contro la terra. Come fosse un poeta che cerca le parole.
Intanto si vede un movimento attraversare il branco di porci sull’altura. Un grugnito si alza strano, lugubre, scomposto. Alcuni animali iniziano a correre, si scontrano tra loro, il lago è diventato oro e fuoco nelle loro pupille, l’aria brucia le setole del loro pelo ispido, il grugnito sale, si sparge violento nell’aria. E poi iniziano a saltare giù dal balzo di roccia nell’acqua, con gridi fortissimi, e alzano schiume. Tre, cinque, tutti. Sono circa una ventina, l’acqua ribolle come un cuore spaventato, poi si chiude.
I mandriani dei porci hanno assistito impotenti alla scena. Si sono viste le loro figure per un poco agitarsi, correre dietro ai porci che cercavano il vuoto. Si sentivano le grida. Poi scendono dall’altura, magri con le loro aste, spariscono nella luce livida, verso i villaggi.
L’uomo nudo resta a terra, tramortito. Le braccia aperte, la pietra nella mano insanguinata che allenta la presa.
I discepoli prendono dalle loro bisacce una tunica per coprirlo. Gli danno da bere e, insieme alle donne del seguito, lo lavano con acqua presa dal lago.
Gesù e i suoi discepoli più stretti intanto si sono seduti poco distanti, sotto alcuni alberi vicino all’inizio del cimitero. Poco dopo, dalla direzione dei villaggi vengono alcuni uomini. Tra loro ci sono i mandriani. Ragazzi magri, nervosi. Qualcuno ha un bastone. Un altro una fionda.
Vedendo l’uomo che era nudo e sanguinoso ora lavato e vestito accanto a Gesù che conversa con i discepoli, la pattuglia si ferma a un po’ di distanza. I ragazzi e gli uomini mormorano come rami secchi. Il più anziano del gruppo prende la parola. È un uomo basso, vestito di tela grossa scura, con le mani grandi e la barba bianca: «Non sappiamo chi sei. Ma vogliamo che tu te ne vada di qui. Non entrare nel nostro villaggio». La sua voce è dura. Di uno abituato a non avere repliche. Pietro vorrebbe intervenire, ma Giacomo gli tocca la mano. L’anziano del villaggio continua con la sua voce secca, monotona: «Quest’uomo non riuscivamo nemmeno a trattenerlo con le catene, per la forza dei demoni che lo possedevano, e tu hai potere su di loro.
Vattene, ti ripeto, non avvicinarti alle nostre case».
Qualcun altro dei discepoli vorrebbe replicare. Bartolomeo fa un passo avanti. Ma Gesù fa cenno di lasciar perdere.
Si voltano dunque verso la barca per ripartire. L’uomo dei sepolcri prende il braccio del Nazareno. Ha sul viso un pugnale di luce e di notte: «Fammi restare con te, con voi». Ha la faccia di un risalito. Ora la sua età è più riconoscibile, ha circa cinquant’anni, non più molta vita davanti, la sua mente e il suo corpo sono stati a lungo provati dai viaggi nella morte e tra gli spettri. Ma Gesù guardandolo diritto in viso: «No, stai qui, torna dai tuoi. Resta in questa regione e annuncia la misericordia che il Signore ha usato con te».
Poi ripartono. La barca si allontana nel mattino che silenzioso deflagra in cielo. L’uomo resta nel mezzo tra i due gruppi che si distanziano. Vedendo che lo strano Nazareno se ne sta andando, la pattuglia minacciosa se ne torna verso il villaggio. L’uomo che era indemoniato nudo tra le tombe guarda la barca. Sente il sole toccargli la pelle del viso. Pensa: “Non lasciarmi solo”.

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