Spagnolo, Español

Spagnolo, Español

Da Avrebbe amato chiunque, Guanda, 2003

1.

Blues stasera del vento

Amami cielo basso
tremito dei rami, amami
dimmi qualcosa di importante
tra le luci delle insegne
e le luci degli amori brevi,
vento, tu
suggerisci qualcosa al mio cervello invecchiato
dove ramifica il corallo
qualcosa al mio petto di zucchero
soffiato - -
e al ventre
che svuotata conchiglia
rimormora il mare.
Carezza vento questi tetti
piatti, le piastrelle e i bambini sulle terrazze, il mio
bicchiere, dimmi
qualcosa d'amore
non tralasciare nulla
lascia indietro solo i lamenti, ma
proprio tutto il resto della vita
canzoni, chiasso di godere, silenzio e maestà,
lunghi sospiri e fiato mozzato
proponi, vento, proponi!

È la sera giusta stasera,
non perdiamo l'occasione di far arrivare
questo dolce carico carretto
fino all'eterno,
ma muovile
tu quelle ruote, anche dall'inferno
un soffio ti prego
dei tuoi, un soffio…

Un tempo si prepara piumato
e crudele, tredicenni
fissano in un video per ore
la luce senza ardore che viene dalla rete,
seta fuggente sugli occhi
sorpresi fino a sentire un lieve
disagio per l'esistenza del dolore
a bocca aperta vedono
vicina e anche dentro di loro
accadere la morte. Saranno facili
prede impaurite dei venditori che spacciano
un mondo perfetto.

Ma tu vento che nessuno sa dove
dimmi qualcosa di chiaro bene
qualcosa che entri nel midollo
spinale e in quel silenzio nativo
sia difeso, veloce
più dei riflessi sul vetro del treno
che cattura nella luce il mio volto
un istante come un istante
qualcosa più veloce del non esser più niente.

In questa età del feeling
gli scrittori più noti arrivano
alle stesse conclusioni dei pubblicitari,
e tutto è aperto, i musei, i pub e le chiese,
e la domenica le aule parlamentari
per la visita confusa di gente che dice
a tutto è carino! ma non sa più
che cosa è: domandare.
Io ricordo
le mani chiuse di mia madre,
gli occhi chiusi per sempre di Marta.
E che ogni cosa ha un segreto
se non lo domandi scompare.

Daremo figli
alla luce e li esporremo
anche alle tenebre,
a volte faremo grandi bevute
e grida di piacere o di pena
senza imprimere movimento
a tutta la vita che c'è nella vita?
Il buio è solo il buio
godere è godere, gli oceani
in silenzio solo vasto
silenzio di oceani?

Ma il fuoco chiaro, febbrile del giorno
che scende tra gli alberi
- chi lo guarda? chi è esperto
dell'aria,
del dolore?
chi segue le linee sulle mani della betulla
e avverte lo slegarsi di molecole,
la notizia minuscola in cronaca
come qualcosa che riguarda il suo amore?
Dove sono bestemmia e visione,
rompere i gusci delle buone maniere.
Far di sé
un ufficio reclami
dove si sfogliano riviste ed è vietato fumare
non è dignitoso e nemmeno dà gusto

far di sé un silenzioso, placido
acquario non so se valga la pena,
preferisco all'equilibrio il viaggiare
su quel che resta d'un vecchio fusto
che in pericolo inclina
inseguendo lei, Moby, ballerina
balena che ci trema al centro degli occhi.

Niente è come entrare
perduto sotto le volte di una cattedrale.
Dire piano ave Maria il mondo non va via.
O camminare
verso il volto
che non ha scandalo del male.

Eh, che cosa
afferrare se non quello
da cui siamo sempre afferrati?

La semplice conoscenza del movimento
nel camminare in viali trafficati,
come l'uomo che si arresta per le scale
e non ne ricorda il motivo,

la sorpresa
di lavorare nel medesimo lavoro
che muove tutte le ore nella creazione,
il fiore delle figure in cui si tengono
i pianeti e quelle sulla scrivania
lasciata in ordine dalla segretaria
prima di spegnere la luce, andare via.

Amami cielo basso, io lo so
che l'amore sempre stupisce
e sempre lavora,
lo so anche stasera che qualcosa di più
di questo whisky nel bicchiere finisce,
alzando gli occhi che hanno febbre
sulle luci di una città italiana
che incanta e ferisce.
Tu vento che nessuno sa dove
continua a disegnare figure che non comprendiamo
nel movimento delle nubi
sul lume debole di luna,
nelle ombre dietro i vetri della mia casa
nel palazzo che ho di fronte.

E lascia che canti in questa notte
un viso che ha dolore e lode

in parti uguali di sguardo.

Blues esta noche al viento

Ámame cielo bajo
temblor de las ramas, ámame
dime cualquier cosa importante
entre las luces de las insignias
y las luces de los amores breves,
viento, tú,
sugiere cualquier cosa a mi cerebro envejecido
donde ramifica el coral
cualquier cosa a mi pecho de algodón
de azúcar - -
y al vientre
que vaciada la concha
murmura el mar.
Viento acaricia estos techos
planos, las cerámicas y los niños en las terrazas, mi
trago, dime
cualquier cosa de amor
no omitas nada
sólo deja atrás los lamentos, pero
todo el resto de la vida
canciones, algarabía de gozo, silencio y majestad,
largos suspiros y aliento entorpecido
¡propón, viento, propón!

Es la noche justa esta noche,
no perdamos la ocasión de hacer llegar
esta dulce carretilla cargada
hasta lo eterno,
pero mueve
tú esas ruedas, también desde el infierno
un soplo, te lo ruego,
de los tuyos, un soplo…

Un tiempo se prepara voluble
y cruel, treceañeras
se fijan en un video por horas
la luz que sin ardor viene de la red,
seda fugaz en los ojos
sorprendidos hasta sentir una leve
incomodidad por la existencia del dolor
con la boca abierta ven
de cerca e igualmente dentro de ellas
acaecer la muerte. Serán fáciles
presas asustadas para los vendedores que despachan
un mundo perfecto.

Pero tú viento que nadie sabe dónde
dime cualquier cosa bien claro
cualquier cosa que entre en la médula
espinal y en aquél silencio nativo
sea defendido, veloz,
más del reflejo sobre el vidrio del tren
que captura en la luz mi rostro
un instante como un instante
cualquier cosa más veloz que no ser más nada.

En esta edad del feeling
los escritores más notables llegan
a las mismas conclusiones de los publicistas,
y todo está abierto, los museos, los pubs y las iglesias,
y los domingos las salas parlamentarias
para la visita confusa de la gente que le dice
a todo ¡es bonito! pero no sabe
qué es preguntar.
Yo recuerdo
las manos cerradas de mi madre,
los ojos cerrados para siempre de Marta.
Y que cada cosa tiene un secreto
si no lo preguntas desaparece.

Traeremos hijos
a la luz y los expondremos
también a las tinieblas,
a veces haremos grandes festejos
y gritos de placer o de pena
sin imprimir movimiento
a toda la vida ¿qué hay en la vida?
La oscuridad es sólo la oscuridad
goce es goce, los océanos
en silencio ¿sólo vasto
silencio de océanos?

Pero el fuego claro, febril del día
que desciende entre los árboles
¿quién lo mira? ¿quién es experto
del aire,
del dolor?
¿quién sigue las líneas de las manos del abedul
y advierte el desamarre de las moléculas,
la noticia minúscula en la crónica
como cualquier cosa que tiene que ver con su amor?
Dónde están las blasfemias y visiones,
romper las cáscaras de las buenas maneras.
Hacer de sí
una oficina de reclamos
donde se deshojan revistas y está prohibido fumar
no es digno y tampoco de buen gusto

hacer de sí un silencioso, plácido
acuario no sé si valga la pena,
prefiero al equilibrio el viajar
sobre lo que queda de un viejo tronco
que en peligro se inclina
persiguiéndola a ella, Moby, bailarina
ballena que tiembla en el centro de los ojos.

Nada es como entrar
perdido bajo las bóvedas de una catedral.
Decir en voz baja ave María el mundo no termina.
O caminar
hacia el rostro
que no tiene escándalo del mal.

Ah, ¿qué cosas
aferrar sino aquello
de lo cual estamos siempre aferrados?

El simple conocimiento del movimiento
al caminar en la avenidas traficadas,
como el hombre que se detiene en las escaleras
y no se recuerda el motivo,

la sorpresa
de trabajar en el mismo trabajo
que mueve todas las horas en la creación,
el hilo de las figuras con las cuales se agarran
los planetas y aquellas sobre la escribanía
dejadas en orden por la secretaria
antes de apagar la luz, y partir.

Ámame cielo bajo, yo lo sé
que el amor siempre sorprende
y siempre trabaja,
lo sé también esta noche en la que algo más
que este whisky en el vaso termina,
levantando los ojos que tienen fiebre
sobre las luces de una ciudad italiana
que encanta y hiere.
Tú, viento que nadie sabe dónde
continúa y dibuja figuras que no comprendemos
en el movimiento de las nubes
sobre la lumbre débil de la luna,
en la sombra que se refleja en los vidrios de mi casa
en el edificio que tengo al frente.

Y deja que cante en esta noche
un rostro que tiene dolor y gloria

en partes iguales de la mirada.

2.

A Battista, Batís

A Battista, Batìs
Arrivi mentre c'è casino, i giorni
a volare altissimi e veloci, qui
le voci, discorsi e grida
a mezzo
ci sono lavori, ponteggi
sui sentimenti, le gru immense
del giorno
si muovono sui corpi, il viavai
l'uscire delle donne e il loro riflesso
nelle vetrine.
Girano silenziosi occhi di cicloni
macchine per la calce
della mia anima - eh, il suo restauro.
Lei
probabilmente non mi sopporta più,
ogni mattino è bella e stanca,
non regge il mio cuore libellula e dinosauro,
ma io sono certo che è il mio posto
come del passo che ora allungo
lentamente
nella piazza deserta.
Però vieni, Batìs, vieni, sei uno
che entra
a festa iniziata e chiede
cosa si beve qui, cosa si offre
e porti la grande tempesta
nel tuo piccolo corpo,
ho bisogno di vederti,
allo stesso modo
di calmare col dorso della mano
l'arsura delle labbra
e di vedere la luna che brucia
bianca nello sperdimento dei cieli

senti, figlio, senti
l'aria che di notte
si rompe nelle vie strette di Bologna.
Vieni a portare tutto in dono e un dono
in tutto, ad alzare con il braccio
di bambino il mondo, la giostra e l'uscita
in orbita dei dolori
e tutti i nastri volanti delle domande
gli amori

vieni Batìs nuovo ignoto pittore
avanza, rompi ancora
la regola del guardare

A Battista, Batís

Llegas mientras hay más desorden, los días
volando altísimos y veloces, aquí
las voces, discursos y gritos
en el medio
hay trabajos, puntajes
sobre los sentimientos, las gruas
inmensas del día
se mueven en los cuerpos, el vaivén
el salir de las mujeres, y su reflejo
en las vitrinas.
Giran silenciosos ojos de ciclones
máquinas para la cal
de mi alma - ah, su restauración.
Ella
probablemente no me soporta más
cada mañana está cansada y bella
no rige mi corazón libélula o dinosaurio
pero yo estoy seguro que es mi puesto
como el paso que ahora alargo
en la noche, lentamente
en la plaza desierta.
Pero ven aquí Batís, ven
eres uno que llega
a la fiesta comenzada e inquiere
qué se bebe aquí, qué se ofrece
y llevas la gran tempestad
en tu pequeño cuerpo,
necesito verte,
al mismo modo de calmar con el dorso
de la mano
el ardor de los labios
y de ver la luna que se quema
blanca en la extensión de los cielos

siente hijo siente
el aire que de noche
se desborda por las calles estrechas de Bolonia.
Ven a tocar los escombros del mundo
y las ramas de la oscuridad
con tus ojos de agua

avanza Batís nuevo ignoto pintor
rompe de nuevo
con las reglas del mirar.

3.

Oceano, cucina

I

Verrebbe da dire: me la sono cavata,
fermo stanotte

al tavolo della cucina

mentre qui intorno nelle migliaia di appartamenti
come in strani cunicoli sospesi per l’aria

dormono tutti

e l’argento della pioggia finisce nel buio.

Verrebbe da dire:

me la cavo con l’affitto e sorrido ai miei debiti, ma
cos’è ancora questo vino luminoso
e violasangue che mi esce tra i denti,
le notizie come stelle terribili in mente

non si dissolvono i fantasmi d’amore seduti,
la luce sale, li sbianca,

sono il viso

di donne, le mani di stracci, carta pesta
e amici che si voltano nell’acqua degli anni.

Il mio amore non sta ancora fermo,
mi alzo ed esco in terrazza, il cuore è un puma
sulle alture, ho gli occhi di mio figlio,
stanotte è la prima notte del mondo.

II

Verrebbe da dire: me la posso
cavare.

Ma una volta mi fermai

sul molo di Stone Island
in un mattino splendido, ghiacciato
nel mezzo della corsa
della mia esistenza

– e sentii

tutta l’oscurità del mare,
l’enigma, il suo respirare

che arriva in questa cucina, in una città
italiana, nel silenzio spogliato,

ed è il vibrare del frigorifero

a trovare la stessa nota dell’oceano,

la luce del video

acceso a nessuno
rende a queste stanze un chiarore di fondale.

Verrebbe da dire: me la sono
cavata, ma non è mai detto e non è
nemmeno giusto da dire
se l’infinito un giorno

e molti giorni in una vita
ti tiene a visitare.

Océano Cocina

I

Habría que decir: lo he logrado,
detenido esta noche

en la mesa de la cocina

mientras aquí alrededor en los miles de apartamentos
como en extrañas galerías suspendidas en el aire

duermen todos

y la lluvia de plata termina en la oscuridad.

Habría que decir:

me las ingenio con el alquiler y le sonrío a mis deudas, pero
qué es todavía este vino luminoso
y moradosangre que me sale entre los dientes,
las noticias como estrellas terribles en la mente

no se disuelven los fantasmas sentados de amor,
la luz sube, los blanquean,

son los rostros

de mujeres, las manos de harapos, papel maché
y amigos que se voltean en el agua de los años.

Mi amor aún no se ha detenido,
me levanto y salgo a la terraza, el corazón es un puma
sobre las alturas, tengo los ojos de mi hijo,
esta noche es la primera noche del mundo.

II

Habría que decir: lo puedo
lograr.

Pero una vez me detuve

sobre el muelle de Stone Island
en una mañana espléndida, congelado
en el medio de la carrera
de mi existencia

- y sentí

toda la oscuridad del mar,
el enigma, su respirar

que llega a esta cocina, en una ciudad
italiana, en el silencio desnudo,

y es la vibración de la nevera

que encuentra la misma nota del océano,

la luz del vídeo

encendido para nadie
produce en estas habitaciones un claror del fondo.

Habría que decir: yo lo he
logrado, pero nunca se ha dicho
y tampoco sería justo decir
si el infinito un día

y muchos días en una vida
te viene a visitar.

Da Ballo lentamente con le tue ombre
Poesie per il tango
, Tracce, 2009

De Bailo lentamente con tu sombras
Poesias para el tango
, Tracce, 2009

4.

Tango per la ballerina che non balla

Quando la tua danza tra cieli e inferni
sul mio petto si posa
e le rose azzurre del tuo sguardo
cercano nell’amore l’amore

che giorno, e che anno stanno nascendo

zodiaco nell’acqua che trema nell’inverno
si sta incendiando, riflette
le stelle mute, fuggenti
irraggiungibile sorriso…

E quando il tuo passo viene, senza
protezione e il mio bicchiere
è indeciso tra il tavolo e le mani…

Che nome avrò sotto il cappello domani
che nostalgia sotto la lingua
e che maree carezzeranno la tua schiena
nel tango che ti avvicina
e ti allontana…

Resta con me quando si volta il ritmo, quando va
da un’altra parte il cielo, e la città
col bavero alzato vorrebbe finalmente
far vedere a qualcuno i suoi occhi.

L’anima mia ha trovato un pezzo di specchio
in un cortile
e tu sei l’inverno con gli occhi di aprile.

Tango para la bailarina que no baila

Cuando tu danza, entre cielos e infiernos,
sobre mi pecho se posa
y las rosas azules de tu mirada
buscan en el amor el amor

qué día y qué año están naciendo

zodíaco en el agua que tiembla en el invierno
se está incendiando, refleja
las estrellas mudas, fugaces
inalcanzable sonrisa…

Y cuando tu paso se acerca, sin
protección y mi vaso
está indeciso entre la mesa y las manos…

Qué nombre tendré mañana bajo el sombrero
qué nostalgia bajo la lengua
y cuáles mareas acariciarán tu espalda
en el tango que te acerca
y te aleja…

Quédate conmigo cuando cambie el ritmo, cuando vaya
por otros caminos el cielo, y la ciudad
con el cuello alzado quiera finalmente
mostrarle a alguien sus ojos.

Mi alma encontró un pedazo de espejo
en un patio
y tú eres el invierno con los ojos de abril.

5.

Tango della distanza

Tenersi per gli occhi ora
nell’aria tesa di questo tango
non è come allacciare i tuoi fianchi
nella frenesia lunare di baci
che cercavano di diventare stelle -

tenersi

solo per le luci protese
delle mani o per le tenebre
caduta tra le dita nei giorni che cambiano
non è come l’esattezza
dei fuochi lungo le vertebre
quando indovinavi il passo nel passo -

e tenersi per i nomi non è
come il fiorire di tutti i nomi
che ti davo nei respiri, roseti
che l’uno nell’altro
fiorivano e morivano e fiorivano…

Ma questa musica
che ha patria e no, patria non ha
e centomila lumi di porti
ci tiene per gli occhi
e per il cuore,

archi

sa disegnare
e tessuti di fiamme, ricordi
e promesse

nel ritmo che tiene tutte
le gioie e le pene.

Tango de la distancia

Sostenerse a través de la mirada
en el aire tenso de este tango
no es como enlazar tus caderas
en el frenesí lunar de besos
que buscaban convertirse en estrellas -

sostenerse

sólo a través de las luces nacidas
de las manos o de las tinieblas
caída entre los dedos en los días que cambian
no es como la exactitud
de los fuegos a lo largo de las vértebras
cuando adivinabas el paso en el paso -

y sostenerse a través de los nombres no es
como el florecer de todos los nombres
que te daba en los respiros, rosales
que uno en el otro
florecían y morían y florecían…

Pero esta música
que tiene y no tiene patria
y cien mil lámparas de puertos
nos sostiene en los ojos
y el corazón,

arcos

sabe diseñar
y tejidos de llamas, recuerdos
y promesas

en el ritmo que sostiene todas
las alegrías y penas.

6.

Tango del tuo sguardo

Quando balli cosa vedo
e non vedo

a cosa, ti stai
consegnando, che profilo
di colline d’oro vedi bruciare
mia preziosissima
rosa sopra la spalla che ti porta
e ti toglie il pensiero della musica

che mare vedi arrivare
a prendere il tuo roteare
che non si ferma mai
per convincere l’amore e Dio
a fermarsi in questo posto tra i bicchieri
e gli specchi che inseguono il tuo viso

l’anima che ancora non sai…

Tango de tu mirada

Cuando bailas qué veo
y no veo

a qué te
entregas, qué perfil
de colinas de oro ves quemarse
mi valiosísima
rosa sobre el hombro que te trae
y te quita el pensamiento de la música

qué mar ves llegar
cuando toma tu circunvolar
que no se detiene jamás
para convencer al amor y a Dios
de que se queden en este lugar entre los vasos
y los espejos que persiguen tu rostro

el alma que todavía no conoces…

7.

Tango Argentina Argento

Argentina argento, ecco le lacrime
per ogni amore volato
oltre le montagne,
per ogni viso di madre reclinato
con l’ultima luna dei figli

argentina argento delle canzoni
che nel silenzio chiamano
gli ultimi sogni, e argento
sotto la luna dei tigli

la neve dei sorrisi mai dati

argento i soldi di baci finti

argentina desiderata dai poeti
e fuggita dagli angeli, ali

d’argento di bevute buttati negli angoli
e donne che si voltano e son già
svanite

lacrime su strade vuote, dilatate
cuori di latta sonanti
a cui bevono gli animali piangenti
felici, con le loro lingue nell’acqua
rendono dolce il silenzio.

Tango Argentina Argento

Argentina argento, acá están las lágrimas
por cada amor volado
más allá de las montañas,
por cada rostro de una madre reclinado
con la última luna de los hijos

argentina argento de las canciones
que en el silencio aclaman
los últimos sueños, y argento
bajo la luna de los tilos

la nieve de las sonrisas jamás dadas

argento el dinero de besos falsos

argentina deseada por los poetas
y abandonada por los ángeles, alas

de plata de borracheras echados en los rincones
y mujeres que se voltean y ya
se desvanecen

lágrimas sobre las calles vacías, dilatadas
corazones de lata resonantes
del cuál beben los animales llorosos
felices, con sus lenguas en el agua
vuelven dulce el silencio.

8.

Tango della timidezza

Questo è il tango
che non suonano mai,

gesto sospeso, la mano
nell’ombra,
il saluto che non sai,
il viso via dai riflessi sul vetro

la ragazza luna tra le nuvole
intimidita

il bacio che resta un pensiero

il ragazzo fiore
racchiuso nelle custodie del corpo

e il bicchiere sospeso tra le labbra
e i pianeti

Tango del non saper cosa fare,
della vita ancora tutta vita

timida rosa d’acqua
tra le dita

Tango che non cantano mai,
per te che proprio non vai
e vedi il mondo girare e non vuoi
che ogni cosa finisca d’improvviso

per te che sei tutto in un niente
di sorriso

Tango de la timidez

Este es el tango
que no tocan jamás,

gesto suspendido, la mano
en la sombra,
el saludo que desconoces,
el rostro alejado por los reflejos sobre el vidrio

la muchacha luna entre las nubes
intimidada

el beso que permanece un pensamiento

el muchacho flor
encerrado en las custodias del cuerpo

y el vaso suspendido entre labios
y planetas

Tango del no saber qué hacer,
de la vida aún llena de vida

tímida rosa de agua
entre los dedos

Tango que no cantan jamás,
para ti que justamente no vas
y ves el mundo girar y no quieres
que cada cosa termine de repente

para ti que eres todo en la nada
de una sonrisa

9.

Tango della notte

Della notte che non passa
sul musicista che ha smesso
di suonare e se ne sta
un animale stanco a fumare

notte che non passa sugli occhi
sbarrati sotto piogge di felicità
perché hanno visto lei
abitare i miracoli e il vento

e che non vuole passare, notte,
sul fiore blu del dolore –

notte che non trova le parole
e allora senza fermarsi più
parla come un ubriaco
che non sa la casa sua dov’è…

e che sui baci fermi non passa
sugli alberi del dolore occhi come stormi
pronti ad alzarsi in volo
se il suo viso d’alba apparirà

notte sulla città in pericolo
dove mille mani di preghiere
non la lasciano passare…

Tango de la noche

De la noche que no pasa
sobre el músico que ha dejado
de tocar y allí está
un animal cansado a fumar

noche que no pasa sobre los ojos
abiertos de par en par bajo lluvias de felicidad
porque la vieron
anidar los milagros y el viento

y que no quiere pasar, noche,
sobre la flor azul del dolor -

noche que no encuentra las palabras
y entonces sin detenerse
habla como un borracho
que no sabe donde está su casa…

y que sobre los besos detenidos no pasa
sobre los árboles del dolor ojos como bandadas
preparadas para volar
si su rostro de alba aparecerá

noche sobre la ciudad en peligro
donde mil manos suplicantes
no la dejan pasar…

10.

Tango della donna del sud

La forza perfetta della morte
e della intera vita è in te
donna di luce oscura

e il segreto degli occhi ciechi del mare,

hai il sole chiuso gelosamente nel cuore
e il bianco delle notti
nelle aule alte del silenzio che hai…

Cupo, dolce
roseto delle ore e loro
caduta

rimani corpo velato dai riflessi dell’acqua

Oro che grida dietro ogni viaggio
casa senza pareti del tuo sorriso,
bacio cerchio di frutta silenziosa

sguardo che sostieni dei e visioni
brucia la solitudine dalle mie mani

amore che hai la curva dei ponti in periferia
senza di te
le labbra inaridiscono

senza la stella del sud tutte le stelle,
tutte le stelle dove finiscono…

Tango de la mujer del sur

La fuerza perfecta de la muerte
y de la vida entera está en ti
mujer de luz oscura

y el secreto de los ojos ciegos del mar,

tienes el sol custodiado celosamente en el corazón
y el blanco de las noches
en las salas altas del silencio que posees…

Profundo, dulce
rosal de las horas y de su
caída

permaneces cuerpo velado por los reflejos del agua

Oro que grita detrás de cada viaje
casa sin las paredes de tu sonrisa,
beso círculo de fruta silenciosa

mirada que sostiene dioses y visiones
arranca la soledad de mis manos

amor que tienes la curva de los puentes en periferia
sin ti
los labios se aridecen

sin la estrella del sur todas las estrellas,
todas las estrellas dónde terminan…

11.

Tango delle cose da niente

Voglio ballare le cose da niente, quelle che hanno
in comune quasi tutte le persone,
come le lacrime e il sorriso
o il lontano sogno di paradiso…
Un vecchio portachiavi o la matita
morsicata,

il bicchiere con il nome

inciso,

una città che qualcuno ha visitata,

un cucchiaio che riflette il mattino
o una biglia di vetro che fa volare angeli sui muri.
E un taccuino
dove hai scritto ricordi che invece se ne sono
andati…
Le cose da niente come un vaso al sole, i vestiti
sui fili per asciugare, un asse
di legno per tagliare il pane,

se c’è qualcosa

da tagliare…
E come un’arancia o un’altra cosa allegra
da sbucciare, i cartelli tristi e utili
delle stazioni, una borsa vecchia. È il tango
delle cose da niente,
dove qualcosa di speciale
è così presente, da sembrare,
se non balli, assente…

È il tango di stasera,
di quest’unica sera nel mondo -
chi sa se tu regina
o niente di ragazzina con il viso sulle mani
stai ad ascoltare…

Tango de las cosas de siempre

Quiero bailar las cosas de siempre, esas que tienen
en común casi todas las personas,
como la sonrisa y los sollozos
o el lejano sueño dichoso…
Un viejo llavero o el lápiz
mordido,

el vaso con el nombre

grabado,

una ciudad a la que alguien haya ido,

una cucharilla que refleja la mañana
o una canica de vidrio que hace volar ángeles sobre los muros.
Y una libreta
donde has escrito recuerdos que ya
se han ido…
Las cosas de siempre como un florero expuesto al sol, la
ropa sobre las cuerdas para que se seque, un pedazo
de madera para cortar el pan,

si es que hay algo

para cortar…
Y como una naranja o cualquier otra cosa alegre
para pelar, los carteles tristes y útiles
de las estaciones, una cartera vieja. Es el tango
de las cosas de siempre,
donde algo especial
está tan presente, que parece,
si tú no bailas, ausente….

Es el tango de esta noche,
de esta única noche en el mundo -
quién sabe si tú reina
o muchachita con el rostro entre las manos
llegas a escucharlo…

12.

Tango della luna rossa

Grande, grandiosa luna che sei un incendio
e sali con il vento oltre la collina

prendi il tempo che fa piangere quella bambina
e brucialo, grande,
grandiosa luna
che sei una sorpresa
nella notte così chiara, illesa…

Rossa, gigantesca luna che sei un’apparizione
tra i rami e sulle terre arate

prendi i giorni che fan pensare quella bambina
e spargili, rossa, luna gigantesca
tu che sei una regina
nella notte di stoffa moresca…

Tango de la luna roja

Grande, grandiosa luna que eres un incendio
y subes con el viento más allá de la colina

despoja el tiempo que hace llorar a aquella niñita
y quémalo, grande,
grandiosa luna
que eres una sorpresa
en la noche tan clara, ilesa…

Roja, gigantesca luna que eres una aparición
entre las ramas y sobre las tierras aradas

agarra los días que hacen pensar a aquella niñita
y siémbralos, roja, luna gigantesca
tú que eres una reina
en la noche de tela morisca….

13.

Tango della fatica

Ma va via come una bambina
tutta la fatica del mondo

davanti al tuo viso, amore

va via come finisce la schiuma
di birra in un bicchiere

buio di tante sere

e la pena di anni e la
bestemmia tra i denti
dimagrire della luce in petto –

tutta la fatica va via, se ne va,

polvere lunare

dalle vie deserte del viso

e i campi e le città la benedicono
quando all’alba la vedono diventare
alberi.

Tango de la fatiga

Ya se va como una niña
todo el cansancio del mundo

frente a tu rostro, amor

se aleja como termina la espuma
de la cerveza en un vaso

oscuro de tantas noches

y la pena de los años y la
blasfemia entre dientes
la consumación de la luz en el pecho -
toda la fatiga se va, se aleja,

polvo lunar

de las calles desiertas del rostro

y los campos y las ciudades la bendicen
cuando en el alba la ven convertirse
en árboles.

14.

Tango di Marta

Era una sposa che dormiva
sul tavolo della casa al mare
era la mia giovane zia
che ebbe la dolcezza di morire

perché noi si potesse vedere
cosa resta e cosa va via
tra le nubi ventose del giorno
e quando la vita sulle onde sa ballare –

Permetti questo tango, zia ragazza
mia fidanzata, dal giorno di uno sguardo
da bambino. Eri

la sposa di cosa, quale rosa
fiammeggiava nel tuo respiro, nella
mente silenziosa.

Traversai per seguirti

tutto il possibile dolore degli uomini

vidi come si spezza nell’aria un padre

come si chiudono le ali sul viso
di una madre, le sorelle come mai
nate, e l’amore
con le sue barche sulla riva abbandonate.

E non ci siamo più lasciati. Dimmi
che sarai tra le prime a venire
incontro a me quando il respiro

lo prenderà di colpo il mare.

Tango de Marta

Era una esposa que dormía
sobre la mesa de la casa de playa
era mi joven tía
que tuvo la dulzura de morir

para que nosotros pudiésemos ver
qué es lo que queda y qué es lo que se va
entre las nubes colmadas del viento del día
y cuando la vida sobre las olas sabe bailar -

Concede este tango, tía muchacha
mi novia, desde el día de una mirada
de niño. Eras

de algo la esposa, y respirando
chispeabas como rosa, en la
mente silenciosa.

Crucé para seguirte

todo el posible dolor de los hombres

vi como se quiebra en el aire un padre

como se cierran las alas frente el rostro
de una madre, las hermanas nunca
nacidas, y el amor
con sus barcos abandonados en la orilla.

Y no nos separamos jamás. Dime
que serás una de las primeras en venir
a buscarme cuando el respiro

se lo llevará de golpe el mar.

15.

Tango della luce (o di che mistero)

Da dove arriva questa luce
che a lampi, a cellule,
a grani duri, da quali
finestre o pertugi pieni
di vento, o da ferite
ancora e ancora –
da che spari della luna
o pianti selvaggi delle stelle
che assaltano il treno
ancora ancora e danno
la solitudine dei vetri
anche dentro agli occhi –

Da dove

arriva, da quali città che
perdono il nome appena
si entra nelle loro strade…

Da quali campi con alberi
di frutteto nero,
vengono le fiamme che
brucia via l’anima del nero –

da quali forni di povera
terra che prende nella pancia
il pane deposto da mani
che tremano
da secoli sulla piccola testa dei figli.

“Luce, luce…” mormora la ballerina
cercando con gli occhi dove comporre
il cigno stanco del corpo

Da che porpora ferita
dal riflesso di latta dei quattrini
e senza alluvione bianca di pietra bianca

e da dove viene tutta la beata
violenza del giorno, come “perdono
di ciò che fa morire”

Tango de la luz (o de qué misterio)

De dónde viene ésta luz
que en relámpagos, células,
granos duros, desde cuáles
ventanas o agujeros
cargados de vientos, o de heridas
y más y más -
desde cuáles disparos lunares
o llantos salvajes de las estrellas
que asaltan el tren
y más y más y dan
la soledad de los vidrios
incluso dentro de los ojos -

De dónde

llega, desde cuáles ciudades que
pierden el nombre apenas
se entra en sus calles…

De cuáles campos con arboles
de frutales negros,
vienen las llamas que
arrancan el alma del negro -

de cuáles hornos de pobre
tierra que recoge en el vientre
el pan colocado por manos
que tiemblan
desde hace siglos sobre la pequeña cabeza de los hijos.

“Luz, luz…” murmura la bailarina
buscando con los ojos donde componer
el cisne cansado del cuerpo

De cuál purpura herida
por los reflejos de lata de la plata
y sin inundación blanca de piedra blanca

y de dónde viene toda la bienaventurada
violencia del día, como “perdón
de lo que hace morir”

16.

Tango delle città italiane

Abbiamo la nostalgia che volta
l’angolo e diviene
allegria

abbiamo

la luce del sole prodigiosa
che in un istante tra gli addii dei tetti
scompare

ma torna radiosa negli occhi

di donne che si coprono
di nubi e di vigneti.

Abbiamo bambini tra i colonnati
ombre inventate dai pittori,

e solitudini che piangono da millenni,
uno stormo di preghiere pazze
di cori di peccatori, abbiamo

una giovinezza che non vedi subito
se non hai occhio di principe e bandito.

Siamo le città della patria che non esiste,
ognuna madre, fortezza e inespugnabile
carezza

traversate dai colombi, dalle visite lentissime
alle tombe, dai riflessi delle acque

città perse nelle nebbie e nelle piogge,
come nelle cascate del sole, così pazze
e sagge.

Ognuna balla da sola, o concede un giro
a un re dallo sguardo straniero

e poi abbraccia di nuovo solo la propria luce,
lanciando da torri e finestre
la pena e l’amore in una sola voce

Tango de las ciudades italianas

Tenemos la nostalgia que al cruzar
la esquina se convierte
en alegría

tenemos

la luz del sol prodigiosa
que en un instante entre los adioses de los techos
desaparece

pero regresa espléndida en los ojos

de mujeres que se cubren
con nubes y viñedos.

Tenemos niños entre los pórticos
sombras inventadas por pintores,

y soledades que lloran desde hace milenios,
un hervidero de plegarias locas
de coros de pecadores, tenemos

una juventud que no ves de inmediato
si no tienes ojo de príncipe y bandido.

Somos las ciudades de la patria que no existe,
cada una madre, fortaleza e inexpugnable
caricia

atravesadas por las palomas, por las visitas lentísimas
a las tumbas, por los reflejos de las aguas

ciudades perdidas en las nieblas y en las lluvias,
como en las cascadas del sol, tan locas
y sabias.

Cada una baila sola, o concede un paso de danza
a un rey de mirada extranjera

y después abraza de nuevo sólo la propia luz,
lanzando desde torres y ventanas
la pena y el amor en una sola voz

17.

Tango della fretta

Dove hai messo le ore, mago
furbo e divertito, dove
nascondi il tempo che credevo
di avere davanti e ora corre
per azzurre colline
dietro alle mie spalle, o giù
nella valle verdebuia, tra i frutteti
ventosi della vita?
che gioco di prestigio hai compiuto,
cosa è potuto accadere
con le ore, le stagioni,
le ere?

Mago, angioletto o piumato uccello
della rapina, sempre ti sei ingegnato
con me a scambiare la notte
con la mattina, a chiamare il buio
dentro al mezzogiorno, e a togliere
molte ore di torno…

Ora ho pazienza o vado in fretta, è lo stesso,
io so che nessuno,
ti può fare fesso, e correre, vedi,
è come danzare,
non c’è ansia, mi piace l’aria nell’aria
respirare

Tango de la prisa

¿Dónde metiste las horas, mago
astuto y travieso, dónde
escondes el tiempo que creía
tener frente a mí y ahora corre
por azules colinas
detrás de mis hombros, o allá debajo
en el valle verdeoscuro, entre los huertos
ventosos de la vida?
¿Qué juego de prestigio llevaste a cabo,
qué pudo suceder
con las horas, las estaciones,
las eras?

Mago, querubín, o plumada ave
de rapiña, siempre te entretenías
conmigo al cambiar la noche
por el día, al llamar a la oscuridad
dentro del mediodía , y al quitar
muchas horas del medio...

Ahora tengo paciencia o voy de prisa, da lo mismo,
yo sé que nadie,
te puede engañar, y correr, ves,
es como bailar
no hay angustia, me gusta el aire en el aire
respirar

18.

Tango dell'abbandono

Ballo lentamente con le tue ombre,
non respiro,

vengono da tutti gli angoli della stanza
e da tutti gli angoli del mondo, un giro
solo con ognuna di loro
e piango e ammiro
il tuo volto che velato mi portano
via…

Tango dell’anima mia che ride
anche se più non ti vede
e cede in ginocchio all’andamento
così lento, così lento
del ballo che disegno da solo…

O non è solitudine la luce che in silenzio
deflagra bianchissima e cieca,
non fa l’anima agra, la invita
estrema ala di angeli fuggitivi
nel tuo sguardo la invita a essere
anima ancora,

pazientissima e incendiata, anima
sempre, aurora

Tango del abandono

Bailo lentamente con tus sombras,
no respiro,

vienen desde todas las esquinas de la habitación
y desde todas las esquinas del mundo, sólo un paso de baile
con alguna de ellas
y lloro y admiro
tu rostro que velado
me lo quitan…

Tango de mi alma que ríe
aún cuando ya no te ve
y cede arrodillado al curso
lento, tan lento
del baile que dibujo solo…

O no es soledad la luz que en silencio
deflagra blanquísima y ciega,
no vuelve el alma amarga, la invita
extrema ala de ángeles fugitivos
en tu mirada la invita a seguir siendo
alma.

pacientísima, e incendiada,
siempre alma, aurora

19.

Tango di Borgonovo*

Dici: ogni mattina devo atterrare piano
dal sonno dove sono un altro alle mani
che mi legano ancora un giorno nel letto, ogni
mattina mi devo ricordare chi sono…

e dove ha rallentato, poi si è fermata la corsa
a perdifiato, dopo il goal o cosa era
che mi ha portato fin qui dove nulla
si muove di me e la lastra dei giorni

incido con gli occhi…

Mia moglie

ha nome francese e sa graffiare
mi sta guardando diminuire ma io nel suo sguardo
divento invincibile
e ogni stadio di fantasmi posso ancora
attraversare.

Mi chiamo

come un capitano medievale,
Borgonovo giocatore di pallone
ma ora i campioni miei compagni
che sul campo correvo ad abbracciare
si fermano ragazzi, dolci ed eleganti sulla porta
e non sanno cosa dire.

Cosa dire l’ho imparato io, notte
a notte come un bimbo
impaurito tra i lupi, guardando
con gli occhi sbarrati nel silenzio
la bocca di Dio
che soffia e fa suonare i boschi, disegna
le nubi, e nei deserti fa battere le pietre,
schianta pianeti nel niente, e fa
un nuovo tifo per me.

Ma ho un sogno, dici. Una mattina alzarmi
e andare - non molto lontano, di là
nella stanza delle mie figlie:
poterle io, solo una volta, svegliare…

*Stefano Borgonovo, campione di calcio di serie A e della nazionale italiana, è stato colpito da Sla a fine carriera.

Tango de Borgonovo*

Dices: cada mañana tengo que aterrizar lentamente
del sueño en el que soy otro en las manos
que me atan todavía un día más en la cama, cada
mañana me tengo que acordar de quién soy…

y dónde se ralentizó y luego se detuvo la carrera
hasta perder el aliento, después del gol o qué era
lo que me llevó hasta acá dónde nada
se mueve de mí y la lámina de los días

grabo con los ojos…

Mi mujer

tiene nombre francés y sabe arañar
está viendo cómo me reduzco pero yo en su mirada
me vuelvo invencible
y cada estadio de fantasmas aún puedo
atravesar.

Me llamo

igual que un capitán medieval,
Borgonovo jugador de fútbol
pero ahora los campeones, mis compañeros
que en el campo corría y abrazaba
siguen siendo muchachos, dulces y elegantes en la puerta
y no saben qué decir.

Qué decir lo aprendí yo, noche
tras noche como un niño
asustado entre los lobos, mirando
con ojos desmesuradamente abiertos clavados en el silencio
la boca de Dios
que sopla y hace resonar los bosques, dibuja
las nubes, y en los desiertos hace latir las piedras,
destroza planetas en la nada, y alza hinchas
para mí.

Pero tengo un sueño, dices. Una mañana levantarme
e ir-no muy lejos, allá
al cuarto de mis hijas:
poderlas yo, sólo una vez, despertar…

*Stefano Borgonovo, campión de Fútbol de serie A, perteneciente a la Nacional Italiana, abatido por Esclerosis Lateral Amiotrófica (ELA), al final de su carrera.

20.

Tango sottovoce

II

Quando l’Italia diventa tropicale, e le pietre
bagnate splendono nel sole dei temporali,
i capelli delle ragazze sembrano dipinti
sulle fronti e i vestiti felici d’acqua,
quando si rompono le nubi del cuore e dei cieli
cantando,
e non funziona il governo,
i bus rallentano, non funziona più
il tempo ma solo
la pioggia e i segni dell’eterno

e le rondini, le rondini

attendono negli antichi muri forati
come i baci nel cuore, quando
le piogge illuminano d’argento le piazze
e tu esci con l’ombrello di carta di giornale –

vederti è vivere e morire, è
tutto quel che devo fare
nei giorni di vita o come chiamare
questa festa dolorosa e confidente,
vederti mentre gesticoli al telefono davanti
a una delle belle facciate
di una città italiana che preziosa, rara
sta rischiando di svanire –

vedi come il cielo rischiara

e le rondini volano esatte
ed impazzite di luce –

tienimi

quando viene la notte
di tutte le notti
e con gli occhi feriti di dura
bambinesca gioia
si cerca il giorno nel giorno –

non ho paura

della tua bellezza
che interamente mi brucerà,
del suo cenno regale
che in me diventa temporale
e alberi, sospensione di canti, città…

Tango susurrado

II

Cuando Italia se transforma en tropical, y las piedras
mojadas resplandecen en el sol de los aguaceros,
los cabellos de las muchachas parecen dibujados
sobre las frentes y los vestidos felices de agua,
cuando se rompen las nubes del corazón y la de los cielos
cantando,
y no funciona el gobierno,
los autobuses desaceleran, no funciona más
el tiempo, sólo funciona
la lluvia y las señales de lo eterno

y las golondrinas, las golondrinas

esperan en los antiguos muros perforados
como los besos en el corazón, cuando
las lluvias iluminan de plata las plazas
y tú sales con el paraguas de hoja de periódico –

verte es vivir y morir a la vez, es
todo lo que tengo que hacer
en los días de vida o como llamar
esta fiesta dolorosa y confidente,
verte mientras gesticulas al teléfono frente
a una de las bellas fachadas
de una ciudad italiana preciosa, rara
que corre peligro de desvanecerse -

ve cómo el cielo se despeja

y las golondrinas vuelan exactas -
y enloquecidas de luz -

sostenme

cuando llega la noche
de todas las noches
y con los ojos heridos de dura
infantil felicidad
se busca el día en el día-

no tengo miedo

de tu belleza
que me quemará enteramente,
de su gesto digno
que en mí se convierte en aguacero
y árboles, suspensión de cantos, ciudad…

21.

Tango del sorriso

Foglia, o dolce luminosa
spada,
bosco, o di luce prodigiosa
rada

chiaro riso dell’onda da chissà dove
risale -

quando sorridi amore nella danza che ci unisce
e separa
nel giro così corpo a corpo che l’anima
prepara

non vedo più la morte sbattere tutte le sue mille
porte, non vedo nei giorni
il cielo allontanarsi con le mongolfiere

ma vedo tutti i possibili ritorni, quando ridi
luce che in un giro di tango t’incidi

e la resurrezione che inizia
tra il mio respiro
e il tuo.

Tango de la sonrisa

Hoja, o dulce luminosa
espada,
bosque, o de luz prodigiosa
rada

clara risa de onda quién sabe desde dónde
remonta -

cuando sonríes amor en la danza que nos une
y separa
en este giro tan cuerpo a cuerpo que el alma
prepara

no veo cómo la muerte cierra todas sus mil
puertas, no veo en los días
el cielo alejarse con los globos aerostáticos

sino que veo todos los posibles regresos, cuando ríes
luz que en un giro de tango te esculpes

y la resurrección que inicia
entre mi respiro
y el tuyo.

Poesie tradotte