VI puntata
“Gesù. Un racconto sempre nuovo”

VI puntata
“Gesù. Un racconto sempre nuovo”

XI
La casa di Simone,
lei piegava la testa come un animale

A Pasqua si va a Gerusalemme. È normale, è consueto. Niente da dire.
I fedeli osservanti ci vanno. E anche quelli meno osservanti. Quelli in cerca di affari, di combinazioni. O per rompere la noia delle campagne aride.
Simone non ha avuto bisogno di discuterne con suo fratello Andrea né con un altro dei pescatori che ha deciso di seguirli, un ragazzo di nome Giacomo, fratello del giovane sacerdote Giovanni, figli di Zebedeo. I due sono chiamati «figli del tuono» perché hanno temperamento acceso e quando ci sono si nota... Sono in cammino da alcune ore. Quando Gesù ha detto loro: «Andiamo» non ci sono state discussioni. I buoni ebrei lo fanno. Ma loro, manipolo di discepoli di un rabbì che sta mettendo a rumore la Galilea, la Samaria e le altre regioni, sanno a cosa vanno incontro?
Gesù cammina silenzioso, i suoi lo seguono, lo circondano. Non veste come un sacerdote, né come i rabbì. Lo potresti confondere con uno di loro, un pescatore, un commerciante. Ma ormai le voci lo rincorrono.
Da quando ha cominciato a prendere parola nelle sinagoghe della regione e a imporre le mani a malati di ogni genere, la gente lo cerca. A Natzareth si è alzato e ha commentato il passo di Isaia dove si parla dell’Unto del Signore che porta il lieto annuncio dal cuore di pietra dei secoli. Ha detto che davanti ai loro occhi stava il compimento della profezia. Quella gente con gli occhi densi e piena di parole ruminanti in testa si è sdegnata.
Hanno alzato la voce, lo hanno portato fuori. Lui sembrava assente. Lo volevano uccidere. Ma non hanno avuto il coraggio, gli hanno dato del pazzo biascicando tra i denti.
“Deve stare attento” pensa Simone, “sta facendo venire il nervoso ai sacerdoti.” La voce si è sparsa nelle sinagoghe, lo guardano con diffidenza. Però quando parla, ha autorità. E la gente lo ascolta, viene da lui, “la gente se ne frega dei sacerdoti” pensa ancora Simone e guarda la strada che sta prendendo una luce d’argento. Gli torna in mente quando Gesù è entrato per la prima volta nella sua casa, a Cafarnao. Camminavano eccitati, era successo qualcosa di strano nella sinagoga. Un indemoniato lo aveva quasi assalito. C’erano stati attimi di panico. Simone era intervenuto a fare scudo. Nel luogo santo erano risuonate bestemmia e vituperio. Poi Gesù aveva placato quell’uomo.
Quando lo strano maestro ha abbassato la testa per entrare in casa, la moglie di Simone lo ha guardato in silenzio. Una donna che non parla molto è una benedizione del Signore. Ma ha sguardi che trafiggono come una maledizione. Aveva capito che il marito avrebbe seguito quel maestro, guardava Gesù con una strana curiosità. Piegava la testa come un animale. Non avrebbe mai immaginato che Simone lasciasse le sue barche.
Le sue mani sul legno del bordo dello scafo erano tra le prime cose di lui che gli erano piaciute. Mani forti.
No, non immaginava che i suoi soci nella pesca, o quel parente di Gesù Giacomo e altri, si sarebbero uniti. La donna aveva guardato il Nazareno con gli occhi nerissimi e indagatori. Aveva una veste semplice, scura. I capelli le uscivano dal velo che teneva sulla testa, erano luminosi e un po’ mossi. Poi lasciate le caraffe con l’acqua e i cesti di frutta, si era ritirata nell’ombra di un’altra stanza. Da là veniva il respiro grave della madre, persa in una sua malora. Gesù si mise a rinfrescarsi e a mangiare qualcosa con gli uomini.
L’incontro con l’indemoniato lo aveva reso pensoso.
Lì Gesù aveva chiesto, per la prima volta, se volevano accompagnarlo a Gerusalemme. Simone ricorda che rimasero in silenzio, come ora mentre camminano e lo seguono. «Siete pronti a venire con me?» aveva detto Gesù afferrando un fico. Nessuno aveva posto obiezioni. Poi Gesù aveva chiesto a Simone: «Chi è la donna che soffre in quella stanza con tua moglie?». E Simone: «Sua madre». Poi passando una mano sul tavolo come se la passasse sul legno della chiglia, seguendo dei suoi pensieri lontani, aggiunse: «Molto malata, anche se non è tanto anziana...».
Gesù allora si era alzato: «Portami da lei».
Nella stanza l’odore era pesante e si udiva solo il lamento sommesso della donna, Gesù si avvicinò alla moglie di Pietro. Lei aveva abbassato la fronte, con un gesto asciutto, forte. Si vergognava di quel posto, di quell’odore, di quella malattia, della infame malora del corpo di donna di sua madre, si vergognava di non sapere cosa fare con quella anziana che stava tornando bambina. Si vergognava di essere donne che invecchiano, e che a un certo punto perdono le forze, perdono la bellezza, perdono tutto. Gesù l’aveva guardata e nella penombra in quella pupilla del Nazareno lei vide qualcosa che non conosceva. Una dolcezza o una forza? Un’ala notturna? Se lo sarebbe chiesto per tutti i suoi giorni. Poi aveva cercato gli occhi del marito, che le fece solo un cenno come dire: fai quello che ti chiede. Gesù si avvicinò alla anziana gemente, le diede una carezza sulla fronte. Subito quella smise di lamentarsi, e dato un sospiro più forte, parve addormentarsi, finalmente quieta, o come morta. La moglie si era portata le mani sulla bocca.
Simone ha già visto Gesù dare quella carezza sulla fronte di altri ammalati. Come una cosa forte.
Anche l’indemoniato che lo ha affrontato nella sinagoga di Cafarnao, dopo essersi avvoltolato a terra e aver sbavato cose orrende contro di lui, si era fermato alle parole che Gesù gli aveva lanciato addosso. A terra, esausto e con gli occhi smarriti. Un gattino. Un bambino perso. Aveva occhi incavati in un viso magro e irregolare.
Macchie e resti di cibo sulla barba e sulla bocca. Venne quella carezza sulla fronte.
Simone ricorda che poi la suocera si era svegliata e alzata a sedere nel letto tutta spettinata e rideva e diceva cose insensate per la gioia che aveva. La moglie le aveva subito portato frutta e acqua. La casa di Simone, in pochi minuti, divenne piena di gente e anche fuori si era formata una piccola folla di persone che volevano vedere o farsi toccare da Gesù per qualche infermità. Ma lui era uscito, si era ritirato in un posto solitario, mentre Simone e i discepoli tenevano ferme le persone che volevano seguirlo. E assicuravano che sarebbe tornato, di restare ad aspettare. Ma la gente spingeva, chiedeva di vederlo. Vennero storpi con le gambe impolverate e ciechi condotti da bambini. In quei momenti Andrea e Simone si guardavano. Cercando l’uno nell’altro che cosa fare.
La strada per Gerusalemme corre nel sole. Anche gli altri gruppetti di pellegrini che si incontrano non parlano.
Simone ricorda che nella confusione creata nella sua casa, mentre raccoglieva una bisaccia di cose per uscire e raggiungere Gesù, sua moglie si era fatta largo tra gli estranei riusciti a entrare. E lo aveva abbracciato, come una che sta perdendo tutto. Un istante. Non aveva detto nulla, e una ciocca di capelli con i primi fili grigi le era uscita da sotto il velo. Quando si era staccata aveva gli occhi nerissimi pieni di pianto e di luce.

XII
Il disgraziato è arrivato volando?

Il sole spacca l’aria.
Le figure dei camminanti lungo le stradine bianche del paese e nei paraggi si spezzano nei tremori dell’aria. Si sentono voci. Andrea torna verso la casa di Simone. La visita a Gerusalemme è stata breve, ma non sono mancati momenti di tensione. E scontri nel Tempio. Sono rientrati subito a Cafarnao.
Ora Andrea è andato a prendere un po’ di pane e di frutta alla bottega di Samek il Siro. Il mercante lo ha salutato come sempre, pieno di ossequi con la bocca senza denti e le due braccia alzate con le monete tra le tre dita restanti della mano sinistra. Due le ha lasciate in una battaglia, racconta, ma nessuno ci crede. Falso come una scimmia. Però prima che Andrea ritiri il sacco con la frutta ha preso da sotto il banco un pane speziato, di quelli più pregiati. Con la mano svelta e rugosa lo ha infilato rapido nel sacco. «Questo è per il Nazareno, digli: da parte di Samek, che ha un figlio perso nei brutti sogni».
Andrea esce. È pensoso, la sua fronte tra i capelli neri è solcata da serpenti. Sa che Simone ha deciso, lui va. Gesù lo ha incontrato, si sono parlati. Non c’è stato bisogno di molte parole, suo fratello del resto è sempre stato il capo anche tra i pescatori perché prende decisioni rapide, e i soci sono tutte persone che non hanno tempo da perdere. Ma Andrea non s’aspettava che decidesse così radicalmente. Deve essersi subito accorto anche lui che Gesù è una persona eccezionale. Si è persino lasciato imporre un nome nuovo: Pietro. E ora Andrea sente che anche a lui tocca la decisione. È contento di avere il suo grande fratello con sé. A casa ne ha già parlato. La sua donna, ancora molto giovane, quando oggi all’alba si sono salutati non ha detto quasi nulla.
«Fatti vedere, ogni tanto...» E gli ha dato una bisaccia di pelle di capra che aveva appena finito di decorare. È il primo lavoro di questo genere da quando, pochi mesi fa, si è sposata con Andrea. «Me lo sentivo nel cuore» ha detto con le ombre che lottavano con le lacrime da ragazzina. «Sono tempi così strani». Poi lo ha guardato rimanendo seduta da sola nella stanza spoglia. La luce del giorno saliva sulle pareti. A lui è sembrata per un attimo come la regina di un regno antichissimo.
Intorno a Cafarnao il color cenere della terra si espande. Anche sotto il verde di terre ben irrigate e ricche di cespugli, campi coltivati e albereti c’è un colore crudo della terra.
Andrea è immerso in questi pensieri quando per poco non cade inciampando in qualcosa che striscia a terra. È una donna, tutta coperta di stracci e con le gambe morte. Magrissime, escono da sotto la parte lurida e sfilacciata del vestito come due bastoni arrossati. Andrea è confuso, non sa cosa dire, ma lei si volta da terra in su, lo fissa con gli occhi feriti dal sole. Una cicatrice le traversa il naso e il sopracciglio destro. Una pupilla è bianca, cieca. «Dov’è il Nazareno?» chiede bruscamente.
Figure sbucano dagli angoli delle strade. Visi coperti, gambe trascinate. Persone curve, donne gonfie, dagli odori orrendi. Uomini con le orbite vuote e la fronte alta tirata via al cielo. Labbra rotte, monconi di persone che arrivano levandosi sulle braccia. Donne che si premono stracci sulla bocca.
Simon Pietro è sulla porta fermo come un albero. Lo assediano. Andrea arrivando guarda il fratello con uno scambio muto: “Da dove arrivano tutti questi?”. Riesce a spingersi fino a lui, mentre sente mani che lo vorrebbero trattenere e un uomo con la barba lunga e grigia con il fiato greve a un dito dal viso gli chiede con rabbia: «Portami dal Nazareno!»
Arriva finalmente sulla soglia mentre Simon Pietro osserva con una strana calma la folla che si sta assiepando. «Fate piano, fratelli, piano!», dice e fa segno alle persone che premono di arretrare. Sulla soglia con Simon Pietro sta Giacomo. Ha qualche anno in più degli altri, è un uomo asciutto. Anche lui come il fratello Giovanni che studia a Gerusalemme ha lineamenti fini, occhi scuri incisi nell’ossidiana. Giacomo ha subito legato con Pietro che è estroverso e con una presenza fisica che si impone tra gli altri come fosse un albero con i rami nel vento, un palazzo da cui escono colonnati.
Andrea si infila dietro di lui con il sacco del pane e della frutta stretto al petto. Tommaso, un altro dei pescatori, parente di Gesù, sta seduto in un angolo della stanza attigua a quella dove si trova il maestro e dove si infilano una alla volta le persone che lo cercano. Guarda il fiume che non smette. Anche lui non si aspettava questa sfilata di dolore. Corre veloce la fama delle prime guarigioni.
Ogni tanto si copre il viso con un lembo della tunica. Arrivano zaffate di odori grevi, di sudori marci, vecchiezze, unguenti.
Il Nazareno è dentro a imporre mani, a dire una parola a tutti. Tommaso sbircia dalla tenda tirata sulla porta di tanto in tanto. Il viso di Gesù è stanco, tiene la guancia destra posata sul palmo della mano, intento ad ascoltare la disgraziata che ha di fronte. Da due giorni va avanti così. Quando ieri a notte già alta hanno chiuso le porte e chiesto alla gente di allontanarsi, ci sono state proteste, subbugli.
Andrea scosta la tenda con il pane di Samek e due fichi in mano e li posa accanto a Gesù, che seduto a terra lo guarda solo un istante poi riprende ad ascoltare la donna che si lamenta e piange.
Ogni tanto Pietro dà un urlo più forte. «Calmi! Eh! State calmi!»
Quando Andrea esce dalla stanza di Gesù, Taddeo, uno dei ragazzi che li seguono, lo afferra per un braccio: «Cosa sta succedendo, Andrea? Arrivano da ogni parte, dalla Giudea, dalla Samaria, da Gerusalemme.
Come faremo fronte a tutta questa gente... e poi, tu sai cosa pensa il Battista di tutto questo?». Ma qui si sospende perché anche Gesù esce con la donna che ha il viso immobile e dice a Simon Pietro: «Lasciali entrare». Simon Pietro e gli altri capiscono: ora vuole parlare. Pietro si sposta e lascia affluire le persone. Ma ne restano fuori molte, c’è ancora ressa.
Materializzandosi nell’aria torrida e tremante arrivano anche alcuni scribi farisei, si fanno largo e i presenti li lasciano passare, tra mugugni. Si siedono muti. Sono in cinque, hanno tuniche scure, eleganti.
Gesù inizia a parlare, si fa un po’ di silenzio.
Simon Pietro sulla soglia fa segno di tacere a chi spinge da fuori, per permettere di sentire almeno qualcosa. Lui stesso fatica a distinguere di cosa sta parlando Gesù. Forse commenta qualcosa di Isaia.
In piedi sulla soglia Simon Pietro pensa per un istante a cosa sta succedendo davanti ai suoi occhi. Lui, suo fratello e gli altri sono stanchi. Nelle ultime tre mattine non ha lavorato al lago, ormai i suoi soci hanno capito che là non ci torna. Gira lo sguardo intorno a sé. Vede che la moglie gli aveva lasciato un piatto coperto da un telo, qualcosa da mangiare prima di ritirarsi. Non ha avuto nemmeno tempo di guardare cosa era. E uno dei mendicanti che è entrato sta allungando la mano sotto il telo e afferra qualcosa. Volge lo sguardo in giro, tanto non riesce a sentire bene cosa sta dicendo Gesù. È la sua casa affollata di estranei, di gente malata, disgraziati, furbi, persone poco raccomandabili o poveracci. Gente di ogni tipo che lo spinge, lo preme, entra per vedere e ascoltare il Nazareno. I corpi si accalcano, strisciano i sandali, i vestiti s’impigliano. Tutto è in disordine. Il Signore degli eserciti dalle sperdutissime nubi ha forse posato lo sguardo su una casa di pescatori? Ha detto a sua moglie che ora avranno una nuova stanza, solo per Gesù, quando vorrà fermarsi da loro. Quando si irrigidisce lei diventa più bella.
Lei se ne è accorta: il centro della vita di Simone è diventato il Nazareno. Ieri e nei giorni prima, lui e gli altri discepoli sono spariti, lo hanno inseguito nei villaggi a sentirlo predicare. A Simon Pietro piace sentirlo parlare in modo autorevole e appassionato delle Scritture e del Regno di Dio. Dice che è vicino. Lui non sa bene cosa pensare. Vicino? Come prepararsi allora? Il Nazareno non chiede digiuni, né di fare sacrifici. A volte lui stesso sembra preso in pensieri insondabili, tirato via da qualcosa, mentre si passano i piatti durante la cena o si cammina tra i muri sbrecciati dove dalle crepe emerge la testa della lucertola. È accaduto che si allontani senza avvisare. Lo hanno cercato, lui e Andrea. L’altro giorno se ne era andato via da Cafarnao senza dirlo a nessuno. Un uomo strano. Ma potente come un destino. Ieri un lebbroso è guarito perché Gesù lo ha toccato. Si era presentato in un villaggio nei dintorni, gridando, in ginocchio. Lui lo ha toccato, e la lebbra è sparita, come un sogno che si ritira dalle palpebre al mattino. E quello era corso via. Gesù gli aveva detto di tacere, ma figurarsi...
Cosa ha di speciale, pensa Simon Pietro mentre lo guarda parlare nella sua casa diventata un serraglio di gente sconosciuta... È il Messia, gli ha detto subito Andrea. Che cosa enorme, se è davvero così. Lui... qui, nel la sua casa...
Il cuore e la mente di Simone sono come il lago in tempesta. Ma di certo sta iniziando ad amare quell’uomo. Vede che è buono, che usa il suo potere per fare bene alla gente. E quando Gesù lo ha chiamato, Simone ha compreso che aspettava quella voce, che in mezzo alle reti da gettare e tirare su ogni giorno, in mezzo alle barche da riparare, alle tasse da pagare, ai bicchieri di vino, alle preghiere mormorate in sinagoga, in mezzo ai baci e alle rabbie, sì, lui aspettava precisamente quella voce. Ne è stato subito certo. Come quando sulla barca riconosce che di sicuro il vento prenderà a soffiare e a fare quel bianco nell’aria che tanto gli piace...
D’improvviso da fuori casa aumenta il vociare della gente. Simon Pietro si riscuote. Il caos aumenta ancora, ora è quasi impossibile sentire cosa sta dicendo Gesù. Il quale solleva un attimo lo sguardo verso Simone per capire cosa succede. Ma quello si è sbilanciato fuori della soglia e sta guardando in su. Inizia a gridare: «Ehi, ma cosa fate! Voi, voi! Venite giù!»
Andrea che era seduto in terra tra quelli che ascoltavano si precipita sulla porta, facendosi largo, scavalcando gambe, gomiti, teste. Vede che fuori hanno tutti il viso rivolto verso l’alto e molti urlano imprecazioni e offese. Giacomo resta sulla porta, Simon Pietro è già in mezzo alla folla e sta urlando. Le braccia grossi serpenti. Andrea si fa largo spingendo e raggiunge la sua spalla e si volta a guardare in alto, sul tetto.
Legato, con la faccia spaventata come se vedesse gli spiriti del cielo venirgli addosso, fissato a una piccola lettiga un uomo è lassù sul tetto, mentre altri due sono intenti a rompere, a spostare le coperture, togliere il graticcio. La gente sotto grida in direzione dei due.
«Razza di capre, venite giù!» impreca Pietro mentre vede che gli disfano il tetto di casa.
Un uomo e una donna con la faccia allungata e giallastra, corrosi da malattie o da vizi, forse due fratelli, ridono: «Cos’è, quel disgraziato è arrivato volando?» Ma i due lassù non ascoltano, vanno veloci, cani che scavano la loro buca. Qualcuno ha tirato un vecchio sandalo. Rompono, schiantano, raspano. Poi i due si alzano in piedi e sollevano in verticale la lettiga dove sta l’uomo rattrappito, muto. Ha gli occhi spalancati, una specie di entusiasmo folle. Sbatte la testa a destra e a sinistra, tra orgasmo matto e paura. I due si fanno passare una corda sul collo e lungo le spalle, con le estremità fissate alle stanghe della barella. La fanno scendere piano nell’apertura.
Pietro maledicendoli tra i denti si butta di nuovo nella folla e raggiunge la porta di casa. Andrea lo segue, a fatica. Nel parapiglia in tanti sono riusciti a entrare nella stanza dove sta parlando Gesù. E proprio lì sopra è stata praticata l’apertura. Quando rientrano Pietro e Andrea, la barella con l’uomo pende a mezz’aria come un albero assurdo cresciuto tra le mura. I due da sopra si danno istruzioni a vicenda solo con lo sguardo, in silenzio, isolati dal clamore che si sta espandendo storpiando voci, bocche, risate.
Il paralitico ora piange singhiozzando, convulso per l’emozione o la paura, non si capisce. Ha una età imprecisa, ci sono malattie che annullano il tempo. Potrebbe avere cinquant’anni, o venticinque. Ha i capelli in disordine, radi. Il viso scarnito. Un filo di bava gli impasta di lato la bocca e la barba incolta. Le mani, rattratte, sbucano strette a una brutta coperta che lo contiene, serrata dalle corde. La posizione del corpo in quello strano involucro è di sbieco, le corde lo trattengono a stento anche se è lieve. Pare che da un momento all’altro possa sgusciare alla imbracatura. Balbetta tra le lacrime: «Ge-sù... Ge-e-sù...» legato stretto intorno al torace smagrito. Sta lì sospeso come un morto e un vivo nello stesso momento. I suoi occhi cercano quale sia il Nazareno tra i volti che gli vorticano intorno mentre appeso oscilla. Pietro e Andrea si precipitano ad afferrare la barella e gridano ai due sul tetto: «Lasciate!». Un giovane uomo ben vestito che si trova tra i più vicini, dice al compagno: «Quanti peccati nella sua casa per essere ridotto così... Una colpa che viene da molte generazioni... Dice il Libro dell’Esilio: prega il Signore, Lui ti guarisce...».
La lettiga viene posata in terra con l’uomo che ora biascica. Nella stanza c’è caos, i due che lo hanno calato stanno scendendo in silenzio dalla stessa apertura dal soffitto. Molti indignati rivolgono ai due offese e parole orrende. «Matti», dice qualcuno. Andrea guarda Gesù e vede che negli occhi sembra sorridere. I due che lo hanno portato non dicono nulla. Si somigliano, hanno il viso arso dal sole dei pastori. Corpi tozzi e gesti rapidi, con odore aspro di sudore. Probabilmente sono padre e figlio, quello a terra forse è l’altro fratello.
Sono sudati ma non sembrano toccati dal putiferio che hanno scatenato. Stanno concentrati. Come se avessero una bestia da legare. Non guardano chi li offende, ma con Pietro e Andrea si preoccupano di girare la barella in modo che gli occhi dell’uomo incontrino infine il viso di Gesù. Poi si mettono in piedi appaiati, come se avessero fatto una cosa come un’altra, pulito un pozzo, o fatto partorire una mula. Però lì in piedi per un attimo il più anziano dei due guarda l’uomo a terra e veloce si china. Gli toglie con la manica un po’ di saliva secca all’angolo della bocca. La stanza è stipata. Alcuni si alzano sulle punte per vedere, altri spingono.
Gesù si alza e allora quasi tutti tacciono, tranne quelli che sono più indietro, vicini alla porta e provano ancora ad avanzare. Nella stanza c’è un odore acre, pesante, di fiati, malattie. Giacomo, finito a sedere accanto a Gesù, ha visto nei suoi occhi rompersi una mira d’aquila mentre si alzava.
Il Nazareno si china sull’uomo che ha gli occhi grandi e la bocca che si storce, il corpo slacciato dalle corde ora è bianco, quasi nudo. Sembra un agnello spellato. Trema.
Gesù dice forte: «Figlio, ascoltami, i tuoi peccati ti sono rimessi!». Il silenzio per un istante si fa completo.
“Sta bestemmiando!” Il pensiero è un fulmine in uno degli scribi che fino a quel momento si era mordicchiato le labbra. “Solo Dio può rimettere i peccati! Come osa dire...” E si rivolge ai suoi compagni, i quali scuri in volto pensano qualcosa di simile, rapido e freddo. Lo scriba è un uomo fine, dall’intelligenza guizzante. Tiene gli occhi stretti su Gesù. La gente riprende a rumoreggiare, alcuni chiedono da dietro: «Ma cosa succede?».
I due che avevano portato il malato lo fissano come cani muti. Il Nazareno, dopo aver dato una carezza sulla fronte all’uomo a terra, dice a voce più alta: «Perché pensate nel vostro cuore che io stia bestemmiando? È più facile dire a quest’uomo: ti sono rimessi i peccati? O dire: alzati, prendi la tua barella e cammina?». Il silenzio ora si fa teso. Non solo gli scribi, ma molti qui pensano che Gesù sta osando paragonarsi a...
Giacomo, Andrea e Simone detto Pietro sono immobili. Guardano il Nazareno che stende il braccio verso l’uomo a terra. E quasi gridando: «Ora, perché sappiate che io, figlio di uomo, ho il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti dico: alzati, prendi il tuo letto, cammina!»
Per un lungo attimo non succede nulla. Si sente il verso delle cicale fuori. Un bambino che corre dietro a un cane.
Il malato tremando alza dapprima debolmente il braccio, svela la nudità bianca da sotto la coperta schifosa. Lo distende lento, scarno, verso la mano di Gesù. Si afferrano. Tutti sospendono il fiato. Poi quando l’uomo ancora con gli occhi sbarrati e balbettando non si sa cosa, solleva il busto e si mette a sedere, i due che l’hanno calato si buttano quasi su di lui, lo aiutano ad alzarsi.
Gesù gli lascia la mano e rientra nella sua stanza, mentre alle sue spalle si scatena il putiferio. L’uomo è quasi in piedi, trema sulle gambe ma si appoggia al più giovane dei due che lo hanno calato. Muove la bocca come per dire, ma non riesce a spiccicare parola, ha gli occhi spalancati con una meraviglia folle. Lacrime scendono sulle guance scavate. Pietro con Giacomo tengono lontano la gente che vuole entrare nella stanza dove Gesù si è ritirato. Le voci si accavallano, c’è chi grida. Gli scribi sono sgattaiolati in fretta, dissolti tra la folla.
Andrea è rimasto fermo a sedere, mentre tutti si alzano e sembrano in preda all’entusiasmo, alla frenesia.
Guarda davanti a sé, in un punto impreciso, lontano.

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